La stazione dei treni di Beijing

Tutte le stazioni ferroviarie hanno dei tratti malinconici e struggenti.

Veleggia nell’aria quella sensazione di partenza imminente, di passi svelti tra la folla, di libertà che si diffonde piano piano dopo il fischio del capotreno: i giochi sono fatti, non si può più scendere (quando si è sopra), non si può più salire (quando si è alla banchina del treno).

Si può solo sventolare la mano guardando quel puntino che piano piano si allontana, respirando a pieni polmoni quell’aria di addio.

Ma non si può dire che sia così in tutte le stazioni.

A Beijing – e credo in generale in tutta la Cina –  la banchina è inaccessibile fino a pochi istanti prima della partenza del treno: funziona più o meno come un gate dell’aereoporto, la si può raggiungere solo dopo aver mostrato e fatto scansionare il biglietto.

Non c’è spazio per i saluti, per le mani che sventolano, per le lacrime che rigano il volto.

Il mio ricordo della banchina di Beijing è vago e confuso: è  appena tramontato il sole e cerco di farmi spazio tra la folla, trascinando una valigia che non pesa troppo – ma qualcosa pesa.
Allungo il passo ad ogni carrozza, cercando di individuare la nostra, e lascio indietro il mio compagno di viaggio (e di vita) che si è fermato per una foto.

Non è stato facile arrivare fino a qui.

Prima di partire mi sono documentata il più possibile per non farci trovare impreparati.
E’ necessario essere in possesso del biglietto del treno per poter entrare all’interno della stazione e non è possibile acquistarlo con un preavviso superiore ai 30 giorni.

Noi abbiamo deciso di affidare l’incarico ad un’agenzia locale trovata su internet (travelchinaguide.com) prenotando l’acquisto del biglietto già tre mesi prima. L’agenzia si è rivelata molto affidabile e ci ha recapitato i biglietti direttamente al nostro hotel.

Pur essendomi informata più che potevo, non è stato facile capire quale fosse lo sportello giusto per entrare in stazione (al quale bisogna mostrare biglietti e passaporto): decine e decine di sportelli uno dietro l’altro, con immensi tabelloni luminosi (scritti ovviamente tutti in cinese) e l’addetto allo sportello che non conosce l’inglese e non può spiegarci dove andare.

Scuote la testa con energia sbarrando gli occhi e sventolando le mani.
Uhm, forse non è il punto di ingresso giusto.

A forza di tentativi, però, troviamo la fila giusta.
(o era la fila giusta o ci ha fatto passare per sfinimento,delle due l’una)

Strano come un posto di partenze – quale una stazione – abbia indicazioni solo in lingua cinese.
Giusto per dare l’idea di quanti viaggiatori occidentali auto organizzati arrivino fin qui.

Giusto per dare l’idea:
una bambina (cinese) di circa 8 anni, seduta in fianco a me nel modernissimo Kfc della stazione, stracolmo di gente (tutte persone di nazionalità cinese), mi guarda e mi dice con un’espressione mista tra lo stupore e lo sdegno: “What are you doing here?!”.

kfc

(Se non altro, le nuove generazioni lo stanno studiando, l’inglese).

Già, What am I doing here?

Stiamo aspettando di partire per Xi’an!

Ogni treno in partenza ha una sua sala d’aspetto (proprio come in aeroporto) e qui aspettano centinaia e centinaia di persone, sedute per terra, con le loro cose infilate in valigie di cartone, tenute chiuse da grossi spaghi.
Molti hanno allestito un vero e proprio accampamento, alcuni sono già in pigiama, altri dormono.
Mi chiedo da quale paesino sperduto arrivino e dove vadano e perché.

sala d'aspetto

Il numero delle persone intorno a noi è da capogiro.

Sento un colpetto ad una spalla, mi giro e vedo una ragazzina visibilmente emozionata con il suo cellulare in mano.
Mi fa capire che vuole una foto, con me.
Io sono probabilmente più imbarazzata di lei, ma la accontento volentieri.

Xié xié – e sgambetta via, dalla sua famiglia.

La guardo da lontano e la vedo tutta contenta mente mostra agli altri la sua nuova foto.
(Ma non lo so, se sono più felice io.)

Cerco di individuare tra la folla qualche altro viaggiatore occidentale, che come me, fa lo stesso.
Ci si fa un cenno quando incrociamo lo sguardo, a volte ci si scambia un sorriso compiaciuto o un’espressione di conforto, del tipo: “coraggio, non sei l’unico impavido che ha pensato di riuscire a capire dove andare in una stazione dove nessuna persona sembra capire la tua lingua o cercare di fare uno sforzo per aiutarti.”

Coraggio! mostriamo il nostro biglietto un po’ a tutti, lo confrontiamo con il tabellone luminoso, forse siamo nel posto giusto.

Il tempo di comprare una bottiglia d’acqua fresca – e qui viene comoda quella frase studiata a casa Wo yao bing shuaei – ed arriva il momento di “imbarcarsi” sul treno.

Ed eccomi a quasicorrere sulla banchina sgomitando, alla ricerca della nostra cabina.
Ci siamo trattati bene, è una cabina deluxe, con due cuccette e bagno incluso.
Sul tavolino c’è il quotidiano locale e una brocca per il te.

Ci sediamo ai nostri posti e siamo felici.

Indossiamo entrambi una maglietta sulla quale c’è scritto (in cinese) I ♥ Beijing – comprata a suon di contrattazione – ed è a questa città il nostro addio, in questa sera che si fa notte mentre il treno comincia a sferragliare sulle rotaie.

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2 thoughts on “La stazione dei treni di Beijing

  1. Ciao, bellissimo il tuo blog, l’ho scoperto solo oggi! L’anno scorso dovevo partire per la CIna ma il viaggio ci è saltato ad un mese e mezzo dalla partenza, mi piace sempre leggere della Cina, aspettando di riorganizzare la partenza! Tra l’altro anche io volevo rivolgermi allo stesso sito per i biglietti del treno, una domanda all’hotel arrivano con corriere? A presto, Valentina

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    1. Ciao..grazie mille!E’un blog ancora “giovane”,c è da lavorare ma grazie!:)I biglietti sono arrivati credo con corriere,abbiamo detto all agenzia in che giorni eravamo in città e ci è arrivato tutto puntuale!non posso che consigliartelo così come ti consiglio di andare in Cina..è un’avventura (in tutti i sensi) ma ne vale davvero la pena! A presto!

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