Due lineette

Cinque giorni di ritardo.
O forse sono sei, non lo so.

Non ci ho pensato, durante tutta la settimana.

Non ci ho pensato.Le ferie si avvicinano, voglio pensare a quelle – che quelle ci saranno, per davvero – non faranno scherzi.

Il venerdì, però, mi sono fermata in farmacia.

Mi è tremata un po’ la voce (e perché poi, non è certo la prima volta che compro un test!)
Nel guidare verso casa, era come se il mio cuore fosse nella borsa, insieme a quelle speranze che volteggiavano nell’aria intorno al pacchetto appena acquistato.

Entro di corsa e non aspetto che rientri a casa dal lavoro anche lui.
Voglio evitargli (ed evitarci) un’illusione data da qualche semplice giorno di ritardo.
Aspettare in due che compaiano le due linee è un costruirsi davanti agli occhi una nuova vita, che si distrugge al comparire dell’unica – triste – lineetta.

Non ho avuto il  tempo di aspettare, questa volta.
Non ho avuto nemmeno tempo di leggere il foglietto di istruzioni.
Due lineette da subito.

D u e l i n e t t e.

Mi gira la testa.
Mi scende una lacrima.
Rido e poi piango.
Piango e rido insieme.

“E adesso?”

Corro come una matta per la casa e gli scrivo un messaggio “Dai, torna a casa che è venerdì!”.
Esco in giardino e lo aspetto.
Quanto possono essere lunghi quindici minuti!

Lo guardo parcheggiare e sono felice.

E so che questo momento non ce lo dimenticheremo mai.

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5 thoughts on “Due lineette

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